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Nel 1749 è stata trascritta un'antica voce di Cerchiara dal Sac. D. Giacomo Leone essa si è sempre trasmessa di bocca in bocca e di cuore in cuore , tra la gente del luogo , perchè narra una storia più bella di una favola , affascinante come una leggenda  e meravigliosa come un miracolo " I cacciatori  Rossanesi venivano spesso sulle montagne del Pollino , perchè correva voce di essere una buona riserva di cervi , i frequenti insediamenti e dissodamenti , per gli usi civili della legna e del pascolo e il grosso traffico del legname , che , in quei tempi , era richiesto perfino dal Vaticano per la fabbrica della basilica di S.Pietro , avevano diradate le piante e ridotto il numero degli animali . I boschi , quindi non erano più in grado di offrire , come un tempo , una continua possibilità di caccia , specialmente di grossa selvaggina. Quel giorno ,un cacciatore di nome  Nico parlò del cinghiale del principe Maurizio che da Bisanzio era venuto anche lui a cacciare nella  zona della Sila  , quel fatto di caccia Nico lo conosceva nei minimi particolari poichè era successo a lui stesso "Efrem era un eremita , che viveva in una grotta , al tempo in cui il principe Maurizio , per l'odio di suo zio , l'imperatore di Costantinopoli , dovette fuggire dalla capitale bizantina e sbarcare sulla costa di S.Angelo di Rossano .


Un giorno Maurizio andò a caccia e arrivò , casualmente , nei pressi della grotta di Efrem ,l'eremita  richiamato dal latrato dei cani , che inseguivano un cinghiale , uscì fuori e, andando incontro al principe , fece la sua conoscenza e gli chiese il dono della costruzione di un tempio e di un altare in onore della Vergine Madre di Dio . Maurizio aderì alla sua richiesta e gli promise la costruzione desiderata , dandogli come pegno un anello : Efrem rimase soddisfatto e , in cambio , gli comunicò che per la morte dello zio , egli da tre giorni era stato eletto nuovo imperatore , da tutto il popolo. A questa lieta notizia , Maurizio , soddisfatto e grato all'eremita , riprese subito il mare e tornò a Costantinopoli , dove fu accolto in trionfo e incoronato imperatore (582-602). Maurizio , però , preso dalle molteplici occupazioni di governo aveva dimenticato la promessa fatta a Efrem , il quale passato il tempo, stabilito per la costruzione del tempio partì per Costantinopoli  e per essere ammesso a corte mostrò l'anello che Maurizio gli aveva regalato, per mantenere la promessa fatta Maurizio  ordinò di allestire subito una flotta e che con essa fossero imbarcate nove famiglie nobili e nove plebee , artigiani di ogni mestiere . Nacque così , al posto dell'eremo , una grande chiesa , che dopo essere stata strutturata in Abbazia divenne , in seguito la Chiesa Maggiore e Cattedrale di Rossano. C'erano la chiesa e , come si usava a Costantinopoli , ci voleva anche l'icona della Madonna .Pertanto , fu chiamato un artigiano e subito si accinse a ritrarla su di una parete , ma , all'indomani , l'immagine si trovò cancellata., sicchè , per scoprire il vandalo , si fece nascondere nella chiesa un fidatissimo giovane per spiare chi, di notte , ardiva perpetrare quel sacrilego dispetto. Allora , ecco il miracolo ! .

Una bellissima donna bianco-vestita apparve al giovane e gli fece vedere la sua splendida immagine dipinta , sul frontale di una colonna. Era la icona della Madonna , che meravigliò tutti i fedeli e fu chiamata "Achiropita" che vuol dire "dipinta non da mani d'uomo" - Nico , però prima del commento dei suoi compagni , li invitò ad ascoltare un'atra storia di caccia in cui un orso divenne angelo di Dio (Molte storie di chiesa descrivono animali in cui si evince una complicità sacra degli animali con l'uomo) . I cacciatori , quel giorno , per i discorsi di Nico entrarono in crisi di coscienza e tirarono dritto attraverso il bosco di S. Fele, magari con la segreta speranza che fosse capitato anche ad essi un fatto come quello dei cacciatori del cinghiale e dell'orso, presso le grotte di Efrem e di Romedio .Dopo breve silenzio di ascolto dei loro pensieri , uno dei cacciatori si rivolse a Nico e gli domandò se caso mai nelle grotte del Sellaro non c'era qualche altro eremita ,perchè fosse capitata anche ad essi una nuova avventura , come quelle da lui raccontate. Così la giornata di montagna avrebbe avuto più successo e nessuno di loro si sarebbe sentito in colpa , davanti a S.Romedio, che tutti tenevano davanti agli occhi pronto e minaccioso a condannare il feroce assassino di quella partita di caccia. Intanto , cominciava si tardi e, messo da parte ogni scrupolo ,diedero inizio alla loro impresa venatoria . Così si sventagliarono a semicerchio e si diedero a seguire,a morsa, il latrato dei cani ,che essi avevano issati in avanti , sulla traccia della selvaggina .L'impresa richiese qualche ora di accerchiamento e, quando stava per concludersi , si trovarono allo scoperto , fuori dal bosco , e con un cervo , che fuggiva inseguito dai cani , sulla roccia nuda delle pendici del monte Sellaro.La malcapitata bestia non aveva più il labirinto del bosco per tentare di sottrarsi all'inseguimento e per istinto , si infilò  in un crepaccio del massiccio roccioso.

I cani lo braccarono all'ingresso e latrando in continuazione , come per cantare vittoria , lo tenevano prigioniero dei loro padroni , che in corsa erano già in arrivo.  Ma un guizzo improvviso di luce abbagliò come un lampo , la loro vista e, nell'anima , invece della paura , si fece uno sgomento di gioia ineffabile, perchè , a dire di un anonimo poeta : "Sparì la belva e di Maria fan caccia" . I cacciatori , folgorati da quella visione di luce aprirono le braccia e, rivolgendo gli occhi in alto , sembrarono di voler esprimere al cielo la loro più completa disponibilità  al volere divino. Pertanto , si tolsero subito di dosso l'armatura di caccia e timidi entrarono nel crepaccio di quella roccia umida e fredda : Narra ancora il racconto scritto "trovarono un pitto quadretto al modo antico e mosaico sopra due piccole tavolozze di loro congiunte con filo di ferro , con quattro figurine, dicono quattro santi evangelisti ; posciacchè  ora qua si disastrati e disfatti per l'antichità , non si conoscono bene qual siano , come al presente si osserva. Stupiti intanto i cacciatori suddetti come in tal monte diserto ritrovato avessero simil pittura ; conducendolo seco in loro citade , lo consegnarono al Padre sagrestano della chiesa Cattedrale , e collocar la fecero in sù l'altare (ma gran prodigio del cielo),quando credevano ritrovarla nell' istesso luogo il di mattino , s'involò all' istesso monte , nel luogo appunto , ove fu trovato . Mossi da tal prodigio i cacciatori istessi ,ritornarono nel monte per vedere il fine; dove con più stupore , rinvenirono l'istesso quadricello , qual preso di bel nuovo e riporre lo fecer sotto chiave . (Ma che !) Non valse oprar simil cautela ; s'invola di monte istesso ,e ritornando ancora a ricercarlo , la l'instesso la terza volta (oh meraviglia !). Per ultimo pensaron i devoti , non più tentar Dio con tali furti , destinati dal ciel ad altra gente .Intanto diedero avviso al Padron del luogo ed al paese , dove corsero tutti , il Sindaco ed Eletti di Cerchiara , quali sentendo da detti cacciatori un tal stupor del Cielo, risolsero colà  di fabbricare , ad onore di Dio e di tali Santi , una capella, come si potea , e come ricercava il tempo , el monte , essendo in quei tempi aspro e diserto . Mentre un fabbro , che stava tutto intento al lavoro suddetto , gli dava una "pietra" d'un palmo ed un quarto circa , ruvida e forte e di colore piombino ; e mentre la volea collocare , non consentiva bene al luogo destinata , quindi fu rigettata come inetta dal fabbro istesso , e disse : "non è buona". Fra poco tempo , fu di nuovo presa dal porgitor di pietra  ,e il fabbro ancor tornò a riprenderla ; la terza volta poi non fè così , ma al porgitor : " e sempre questa mi presenti avant ? Hor voglio col martello accomodarla " Ma ecco (o gran stupor del ciel benigno !) . Appena tocca fu da legger colpo , si divide nel mezzo di man del fabbro , qual repente grida ai circostanti : "Miracolo ,miracolo , che vedo ! Da una parte vi è l'immagin Santa della Madre di Dio onnipotente , da l'altra poi di Giovanni il Santo , a cui fu data per sua madre eterna .


Santuario della Madonna delle Armi
Cerchiara di Calabria - Cosenza

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